sabato 24 marzo 2018

Lo Scialpinismo: l'approccio più libero ed ecologico per vivere la montagna invernale

Quanti differenti tipi di attività outdoor possiamo praticare in montagna? Una infinità sosterranno i più appassionati e poliedrici sportivi alpini. E se questo è vero in estate lo è al pari anche in inverno, anche se le condizioni appaiono difficili per neve, freddo e ghiaccio sono comunque terreno ideale per i frequentatori delle attività sulla neve. Prima per popolarità c'è lo sci su pista; sport sicuro in quanto si sviluppa su terreno controllato e privo di rischi oggettivi specifici dell'ambiente.
Uno sport tuttavia costoso e a forte impatto sull'ambiente, ancora purtroppo spesso considerato dagli investitori e amministratori come unica fonte di reddito sicura per la montagna. Poi abbiamo sport di fatica come lo sci nordico ancora molto popolare in numerose zone alpine e appenniniche, l'escursionismo con racchette da neve, che negli ultimi anni ha avuto una diffusione enorme e ha conquistato i neofiti delle uscite invernali oppure per i fanatici dell'arrampicata anche nella stagione fredda ci sono le salite su cascate di ghiaccio.
Ma esiste un altra attività su neve, forse la più antica tra tutte e di sicuro la più completa dal punto di vista atletico-sportivo-alpinistico: lo scialpinismo.
E' forse la pratica più antica in assoluto che resiste nel tempo e nello spazio, e che negli ultimi anni ha avuto una vera e propria crescita esponenziale.

Dati statistici delle diverse discipline invernali
La data di nascita ufficiale di questo sport è il 1880, anno in cui l'alpinista britannico Cecil Slingsby valica con gli sci il Keiser Pass in Norvegia; è poi la volta di traversate e scalate fatte da tedeschi, francesi e svizzeri che salgono il Monte Rosa, il Bianco, il Chardonnet, il Gran Combin, ecc.
Aldo Bonaccossa è il nostro primo sciatore alpinista che nel 1917 sale sull'Aiguille du Midi a 3842 metri. Ma è dopo la Prima Guerra Mondiale che questo sport comincia a prendere veramente piede in Europa e con la nascita dei diversi Club Alpini, gli appassionati di questo sport passano a dedicarsi a imprese sempre più difficili e complesse.
Il Conte Bianco (Aldo Bonaccossa) dagli archivi del CAI
Cosa ha di particolare lo scialpinismo rispetto alle altre pratiche sopra descritte?
Intanto bisogna dire che dedicarsi allo sci alpinismo è una scelta di vita, cosa che invece non è lo sci da discesa o lo sci di fondo. E se è più che vero che queste due discipline sono stimolanti e stupende, è altrettanto vero che possono essere praticate anche da gente non veramente appassionata, da gente che pensa che si può fare a meno di sciare o fare fondo.
Questo è inconcepibile invece in uno sport come lo scialpinismo che coinvolge completamente chiunque decida di intraprenderlo e continui a praticarlo. Viene definito una scelta di vita, perché in primo luogo è un pensiero continuo (prima e dopo la gita), ci si pensa, si studia la traccia, si discute con i compagni di gita, si leggono i bollettini meteo-valanghe, si progettano gite in alternativa aspettando il giorno o meglio la notte fonda o l'alba della gita vera e propria. Per poi tornare in città e ripensarci per un'intera settimana progettando nuove escursioni.
Una scelta di vita perché chi fa scialpinismo è, nella maggior parte dei casi, assolutamente nauseato da code, skilift, funivie, ovovie, piste super affollate, rumori, code e comodità "innaturali".
Difficilmente lo si rivedrà su un circuito normale di sci.
Una scelta di vita perché quel rapporto duro e faticoso con la natura e con se stessi sicuramente cambia e migliora il soggetto. Quel silenzio, quegli scenari stupendi, quelle discese infinite e infinitamente bianche sono un qualcosa che non può non portare alla meditazione, ad approfondire determinati pensieri. Una scelta di vita perché ti insegna a sostenere e mantenere dei rapporti con gli altri in situazioni disagevoli. Rapporti che si cementano proprio per questo motivo e che possono durare degli anni.
Una scelta di vita perché si ha il coraggio e la voglia di misurarsi entrando in diretto contatto con le proprie possibilità e i propri limiti.
E' uno sport completo sia dal punto di vista fisico che psicologico. Per poterlo praticare non è necessario una preparazione sciistica agonistica, bisogna però sapere sciare in modo discreto su qualsiasi tipo di neve. 

Importante quindi un buon allenamento alle salite e una preparazione adeguata nel valutare il manto nevoso, le condizioni meteo e valutare quindi i rischi oggettivi che questa pratica porta con se....in particolare il rischio valanghe. A tutto questo si deve aggiungere un adeguata attrezzatura che è molto più tecnica e costosa rispetto agli altri sport invernale (sci, attacchi, rampant, pelli di foca, scarponi specifici) unita a materiale di autosoccorso in caso di valanga quale il rilevatore Artva con Pala e sonda per ricerca sul campo e se si tratta di una salita su pendenze sostenute anche ramponi e picozza non guastano.
Sci specifici e ulteriori accessori come corde e picozze

Il fondamentale momento di rimozione delle pelli

Kit di autosoccorso per valanghe
Valanga di versante, superficiale e a lastroni
Bollettino valanghe di Arpav
E' pertanto molto importante prepararsi al meglio attraverso lezioni teoriche e pratiche promosse da associazioni e guide alpine o ancora meglio dalle scuole di alpinismo del CAI.
Se vi è venuta la curiosità e la voglia di provare questa affascinante e unica attività outdoor non resta che provare sul campo con persone esperte. Esistono in tutte le Alpi tantissimi itinerari sicuri per iniziare e dalla mie parti nelle Alpi del Nord-Est ci sono bellissimi e appaganti escursioni che portano a facili e panoramiche cime. 

Ve ne elenco alcune delle più note e frequentate:
- Asiago: Cima Mandriolo, Portule e Cima Larici
- Folgaria: Monte Cornetto
- Lagorai Occ.: Monte Fravort
- Lagorai Orient.: Cima Socede
- Alpago: Monte Guslon
- Passo Staulanza: Col de Puina
- Cortina d'Ampezzo: Nuvolau
- Passo Giau: Cima Mondeval e Lastoi di Formin
- Zoppè di Cadore: Monte Punta
- Marmolada: Punta Rocca
- Nevegal: Col Faverghera

Salita a Punta Rocca (Marmolada)


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