lunedì 7 agosto 2017

La Wilderness nelle Alpi Italiane


Era da molto tempo che desideravo scrivere questo post, in quanto relativo ad un argomento che mi ha da sempre affascinato, in particolare da quando nei primi anni '90 acquistai un libro di Stefano Ardito sulla Guida della aree selvagge italiane edito da Zanichelli.
L'Italia, lo sappiamo tutti, è una penisola per la gran parte montuosa e collinosa. La porzione di terra pianeggiante è per la gran parte della sua superficie urbanizzata e cementificata, mentre le cosidette terre alte hanno da tempo subito uno spopolamento pesante soprattutto nelle regioni del centro-sud del Paese. E' per questo motivo che sono proprio gli Appennini ad essere considerate montagne selvagge e molte zone risultano isolate e lontane dai veri centri abitati.
Questo invece non si percepisce a prima vista nelle montagne più imponenti quelle cioè dell'Arco Alpino, dove esistono centri di villeggiatura affermati anche a livello internazionale ed è presente una buona rete di strade e servizi a tal punto da essere considerate le montagne più sfruttate e popolate del Pianeta.
Anche se questo appellativo può risultare veritiero è altrettanto vero che esistono ancora molti luoghi poco sfruttati, oppure isolati e abbandonati negli anni o dove il turismo non si è mai veramente sviluppato. Nel versante meridionale e quindi italiano delle Alpi esistono in particolare molte vallate di questo tipo.
Un censimento delle aree wilderness fu condotto nel 1988 da due studiosi americani per l'associazione ambientalista statunitense Sierra Club, ma ci furono contrasti soprattutto sulla dimensione minima delle aree wilderness che per i due ricercatori è di 400.000 ettari (poco meno dell'area del Molise). In Italia, tuttavia, sono state classificate come aree wilderness anche zone di minori dimensioni. La ricerca è stata poi ripresa dal libro del giornalista Stefano Ardito con "Wilderness. Guida alle aree selvagge in Italia", Zanichelli 1992. Sicuramente queste informazioni devono necessariamente essere aggiornate in quanto l'erosione delle aree selvagge è continuata e si è ampliata. In questi anni anche in un bel libro di Marco Albino Ferrari, "Le Alpi Segrete", si parla appunto degli angoli ancora remoti e misteriosi della nostra catena montuosa. Ci sono poi anche due associazioni che in Italia richiamano a questo concetto: l'Associazione Italiana per la Wilderness (AIW) che studia e unisce tutti gli appassionati di questi luoghi affascinanti e Mountain Wilderness, associazione internazionale che si occupa della difesa dell'ecosistema montano e che ha fra i suoi fondatori il celebre alpinista Reinhold Messner. 
Per molti la Wilderness rappresenta nell'immaginario una terra da sogno, dove la natura è padrona incontrastata e dove l'uomo è semplicemente un ospite temporaneo. In un epoca dove tutto è costruito, artificiale e/o controllato, sapere che esistono luoghi dove tutto questo non esiste è fonte di attrazione e ideale meta per chi è in cerca di un turismo lento, esplorativo ed ecologico.
Ma vediamo ora quali luoghi sono considerati a buon diritto i luoghi Wilderness delle nostre Alpi; qui di seguito ne descriverò i 10 più rappresentativi, sulla base delle informazioni ricavate da libri, guide e ricerche bibliografiche; in realtà molte altre selvagge aree e vallate minori sono presenti nelle nostre montagne e l'inselvatichimento è in crescita in questi ultimi anni.
Mappa delle aree Wilderness nelle Alpi Italiane
1) Partendo dalla parte Occidentale incontriamo nelle Alpi Marittime il gruppo Montuoso delle Marguareis; le "Dolomiti del Piemonte" in valle Pesio all'interno di un area protetta regionale, è costituita da una gigantesca muraglia con torri, canaloni e pilastri culminanti nella Punta Marguareis (2661m). Si tratta del più importante massiccio calcareo del Piemonte e della più vasta area wilderness delle Alpi Meridionali con un ambiente in larga parte intatto e solitario.

2) Nel Cuneese ci sono molte vallate solitarie ed appartate, la più rappresentativa è la Val Maira (famosa per aver dato location al film "Il vento fa il suo giro").  Si tratta di una delle aree più selvagge ed integre del Piemonte con nuclei abitativi antichi e ancora integri dove sono conservate antiche attività come l'agricoltura e l'allevamento e dove è ancora viva la lingua Occitana.
3) Nella turistica Val d'Aosta esiste una valle poco frequentata, la più estesa area selvaggia della regione, la Valpelline, incastrata tra le rocce del Monte Bianco e del Rosa, ricca di vette solitarie e selvagge anche se di altezza non esagerata. Si tratta di 40 km di montagne che culminano con il Dent d'Hérens a 4171m. In queste zone è possibile praticare un escursionismo e un alpinismo che ricordano tempi lontani.

4) Il Massiccio del Monte Rosa, seconda elevazione della catena alpina, riserva nel versante orientale il suo volto più duro e selvaggio. Un angolo di Himalaya trapiantato sulle Alpi, ovvero la Parete Est, una muraglia di 2500 m che incombe su Macugnaga e la valle Anzasca. Rappresenta il simbolo della wilderness d'alta quota delle Alpi con accessi alla base della parete solitari e panoramici.

5) Tra il Lago Maggiore e la Svizzera, lontano da strade e grandi vette, in un area tutelata a Parco Nazionale si estende la Val Grande. Un complesso di valli secondarie, aspre e boscose con pochi sentieri di accesso e assenza di punti di appoggio fanno di questa zona il simbolo della Wilderness Italiana insiema alla Maiella e al Gennargentu. Sicuramente la Val Grande è considerato pure uno dei luoghi più solitari e selvaggi d'Europa; concorrono a questo la natura impervia del terreno e l'abbandono di borgate, alpeggi e sentieri. In questi ultimi anni il rinnovato interesse per la wilderness da parte di camminatori e naturalisti hanno aumentato la fama e la frequentazione di questi magici luoghi.

6) Nelle Alpi Lombarde esistono molte vallate poco frequentate dal turismo di massa, tra queste sicuramente quelle vallate secondarie che si dipartono dalla Valtellina verso nord come la Val Codera, la Val Masino e la Val di Mello, che convergono verso il gruppo montuoso del Badile-Disgrazia. Cime imponenti di oltre 3000m al confine con la Svizzera, poco frequentate se paragonate al Monte Bianco o alle Dolomiti, ma in grado di regalare scenari emozionanti con autentici siti per praticare alpinismo e arrampicata. La Val di Mello è conosciuta e apprezzata da molti climbers per le bellissime pareti e falesie; siamo nel paradiso del granito con montagne spettacolari come il Pizzo Badile (3308m), il Pizzo Cengalo (3367m) e infine il Disgrazia (3678m), con pareti impressionanti e spigoli che sembrano tagliati dall'ascia (famosa è la parete del Badile, vedasi foto sotto).


7) Ai margini dell'affollatissima zona Dolomitica, delimitata a sud dalla Valsugana e a nord dalla Val di Fiemme, si trova il più vasto gruppo montuoso del Trentino, il Lagorai. Considerato anche lo "spazio vuoto" dell'italia del nord-est è sicuramente un enorme territorio di cime non molto elevate formate da basalti, graniti, rocce vulcaniche e ben 95 laghi. La cima più imponente è la granitica Cima d'Asta  (2847m) che si trova leggermente più a sud rispetto alla catena principale. Questa zona, priva di impianti di risalita e di strade turistiche di attraversamento rappresenta un paradiso naturalistico e il suo valore è accresciuto dalla vicinanza della zona al cuore delle Dolomiti. Anche se non rientra all'interno di nessuna area Protetta (esiste però una area SIC-ZPS) rappresenta l'unico comprensorio di valli in Trentino dove è possibile camminare per giorni in piena immersione nella natura e nel silenzio.

8) La parte più meridionale delle Dolomiti che si affaccia sulle Prealpi e sulla pianura veneta custodisce i luoghi meno frequentati e selvaggi di questo famosissimo gruppo montuoso calcareo.
La gran parte del territorio è racchiuso nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ed abbraccia le Vette Feltrine, il Cimonega, il Pizzoc, i Monti del Sole fino allo Schiara, Pelf e Serva. Tutte queste montagne sono particolarmente aspre e l'avvicinamento alle cime è ovunque lungo e faticoso. Tra tutte queste meritano una menzione speciale per la Wilderness i Monti del Sole che circondano il lago del Mis fino all'Agordino. Qui in particolare la solitudine è straordinaria ovunque anche perché ci sono poche strade di accesso, pochissimi sentieri tracciati e la natura come la fauna è notevole.

9) Dal 2009 sono state inserite assieme ad altri famosi gruppi montuosi Dolomitici come Patrimonio Unesco anche quelle montagne dette "Dolomiti d'Oltre Piave" e facenti parte del Parco Regionale Dolomiti Friulane. Sono montagne tutelate che in ogni caso al momento non hanno bisogno di particolare protezione in quanto trattasi di un territorio particolarmente selvaggio ed impervio ai margini delle Dolomiti Cadorine. Cinquanta chilometri di montagna in bilico tra la verticalità dei Monti Pallidi e la malinconia della Carnia, in provincia di Pordenone nel Friuli Venezia Giulia. Hanno uno sviluppo da nord a sud che racchiude al suo interno vette alpinistiche famose come il Cridola, gli Spalti di Toro, il Campanil di Val Montanaia, il Duranno fino a raggiungere a sud la diga del Vajont. Tutte montagne comunque poco frequentate dal turismo di massa, con pochi accessi stradali, scarsa segnaletica e punti di appoggio.

10) Ultimo sito di questa lista, ma non ultimo in termini di fascino e wilderness, è rappresentato da quell'angolo nord-orientale d'Italia ai confini con la Slovenia, tra le Alpi Giulie e la Carnia.
Si tratta del Tarvisiano che con i laghi di Fusine rappresentano una splendida wilderness composta da una vasta foresta di abeti (una delle più grandi d'Italia), natura incontaminata ed una eccezionale varietà di fauna presente. E' l'aspetto naturalistico che caratterizza maggiormente questo territorio, dove il cervo, il camoscio, l'acquila reale, il gallo cedrone e forcello sono da sempre autoctoni e numerosi. La presenza dell'Orso e del Lupo arricchisce ulteriormente la varietà presente. Nelle vicinanze ci sono mitiche montagne calcaree come lo Jof Fuart, lo Jof di Montasio, il Mangart e il Triglav (in territorio già Sloveno).

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