martedì 29 agosto 2017

Guglie, Campanili, Torri; le star delle Dolomiti

E' innegabile che il fascino delle montagne calcaree più famose e belle del Mondo devono gran parte del loro successo alla particolare forma, la cui roccia, per le proprietà intrinseche di cui sono fatte e per azione degli agenti atmosferici di milioni di anni, ha subito trasformazioni tali da diventare autentiche cattedrali di pietra.
Ogni gruppo dolomitico presenta pertanto caratteristiche specifiche e di inconfondibile riconoscibilità; versanti scoscesi, pareti verticali, depositi detritici, creste affilate e soprattutto corpi rocciosi isolati che emergono dal contorno, generando torri slanciate verso il cielo che hanno da sempre catturato l'attenzione dei viaggiatori, degli esploratori e successivamente degli alpinisti più esigenti. Solitamente infatti queste vette sono solcate da vie di salita più impegnative rispetto alle vie normali che risalgono i crinali delle cime più importanti di ciascun singolo gruppo. Ne troviamo sparse in tutti i diversi comprensori delle Alpi Dolomitiche dal Brenta al Friuli Venezia Giulia, prendendo a seconda della zona una etichetta diversa: Campanili, Torri, Guglie...tutti appellativi che stanno ad indicare comunque che siamo in presenza di una formazione rocciosa unica e inconfondibile nel contesto alpino circostante.
Nel presente post sono ad elencarvene una ventina, una piccola parte delle tante realtà disseminate tra i Monti Pallidi ma certamente possono ritenersi tra le più rappresentative, sia per forma che per fama alpinistica tra quelle esistenti.
Nei successivi post vedremo di approfondire meglio la storia che ha caratterizzato la scoperta alpinistica di ciascuna di queste cime.

lunedì 7 agosto 2017

La Wilderness nelle Alpi Italiane


Era da molto tempo che desideravo scrivere questo post, in quanto relativo ad un argomento che mi ha da sempre affascinato, in particolare da quando nei primi anni '90 acquistai un libro di Stefano Ardito sulla Guida della aree selvagge italiane edito da Zanichelli.
L'Italia, lo sappiamo tutti, è una penisola per la gran parte montuosa e collinosa. La porzione di terra pianeggiante è per la gran parte della sua superficie urbanizzata e cementificata, mentre le cosidette terre alte hanno da tempo subito uno spopolamento pesante soprattutto nelle regioni del centro-sud del Paese. E' per questo motivo che sono proprio gli Appennini ad essere considerate montagne selvagge e molte zone risultano isolate e lontane dai veri centri abitati.
Questo invece non si percepisce a prima vista nelle montagne più imponenti quelle cioè dell'Arco Alpino, dove esistono centri di villeggiatura affermati anche a livello internazionale ed è presente una buona rete di strade e servizi a tal punto da essere considerate le montagne più sfruttate e popolate del Pianeta.
Anche se questo appellativo può risultare veritiero è altrettanto vero che esistono ancora molti luoghi poco sfruttati, oppure isolati e abbandonati negli anni o dove il turismo non si è mai veramente sviluppato. Nel versante meridionale e quindi italiano delle Alpi esistono in particolare molte vallate di questo tipo.
Un censimento delle aree wilderness fu condotto nel 1988 da due studiosi americani per l'associazione ambientalista statunitense Sierra Club, ma ci furono contrasti soprattutto sulla dimensione minima delle aree wilderness che per i due ricercatori è di 400.000 ettari (poco meno dell'area del Molise). In Italia, tuttavia, sono state classificate come aree wilderness anche zone di minori dimensioni. La ricerca è stata poi ripresa dal libro del giornalista Stefano Ardito con "Wilderness. Guida alle aree selvagge in Italia", Zanichelli 1992. Sicuramente queste informazioni devono necessariamente essere aggiornate in quanto l'erosione delle aree selvagge è continuata e si è ampliata. In questi anni anche in un bel libro di Marco Albino Ferrari, "Le Alpi Segrete", si parla appunto degli angoli ancora remoti e misteriosi della nostra catena montuosa. Ci sono poi anche due associazioni che in Italia richiamano a questo concetto: l'Associazione Italiana per la Wilderness (AIW) che studia e unisce tutti gli appassionati di questi luoghi affascinanti e Mountain Wilderness, associazione internazionale che si occupa della difesa dell'ecosistema montano e che ha fra i suoi fondatori il celebre alpinista Reinhold Messner. 
Per molti la Wilderness rappresenta nell'immaginario una terra da sogno, dove la natura è padrona incontrastata e dove l'uomo è semplicemente un ospite temporaneo. In un epoca dove tutto è costruito, artificiale e/o controllato, sapere che esistono luoghi dove tutto questo non esiste è fonte di attrazione e ideale meta per chi è in cerca di un turismo lento, esplorativo ed ecologico.
Ma vediamo ora quali luoghi sono considerati a buon diritto i luoghi Wilderness delle nostre Alpi; qui di seguito ne descriverò i 10 più rappresentativi, sulla base delle informazioni ricavate da libri, guide e ricerche bibliografiche; in realtà molte altre selvagge aree e vallate minori sono presenti nelle nostre montagne e l'inselvatichimento è in crescita in questi ultimi anni.
Mappa delle aree Wilderness nelle Alpi Italiane