lunedì 1 maggio 2017

Il fenomeno delle Vie Ferrate, tra favorevoli e contrari.



Sta per iniziare un'altra stagione estiva in montagna, cioè quel periodo dell’anno che per definizione risulta il più adatto per progettare escursioni, trekking, arrampicate oppure percorrere le tanto gettonate vie ferrate; quegli itinerari spesso in alta quota e su zone rocciose impervie che solo la bella e calda stagione permette di affrontare.

Quella delle vie ferrate è senza dubbio l’attività outdoor più alla moda ed in continua espansione di questi ultimi anni, sia per il crescente numero di appassionati frequentatori sia per il continuo proliferare di questi impianti in tutto l’arco alpino.

Ma le vie ferrate non sono una realtà solamente degli ultimi anni, anzi queste costruzioni vedono le loro prime apparizioni già a fine ottocento in alcuni rilievi di Oltralpe soprattutto in Austria e Germania, dove le funi metalliche venivano installate per agevolare la salita di alcune importanti montagne e belvedere.

In Italia le prime realizzazioni videro la luce nei primi del novecento in Dolomiti, prima fra tutte la Via Ferrata alla Cresta Ovest della Marmolada e poi nel gruppo del Sella con la costruzione della Ferrata alle Mesules. Si trattavano inizialmente di attrezzare con funi e pioli le vie dei primi salitori verso le cima delle più importanti montagne Dolomitiche, oppure per agevolare alcuni passaggi pericolosi lungo i sentieri alpinistici, vie che ancora oggi esistono e che rientrano tra le vie ferrate storiche classiche. Ben presto però, visto il notevole successo che riscontravano, grazie al fatto che facilitavano non poco la salita di pareti rocciose, iniziarono le costruzioni di molte altre vie, dalla celeberrima via delle Bocchette nel gruppo del Brenta alle famose vie di salita, che in molti casi ricalcavano i vecchi percorsi realizzati durante la Grande Guerra dalle truppe alpine (Strada degli Alpini, Monte Paterno, Ivano Dibona, etc). Più avanti nel tempo, e siamo agli anni 60 e 70, in pieno boom si iniziarono a costruire gran parte delle ferrate che oggi conosciamo, tra le più belle ma anche difficili di tutte le Dolomiti (come la Alleghesi, la Bolver-Lugli e/o la Costantini). La filosofia però cambia e si iniziano a prediligere percorsi più impegnativi e acrobatici lungo vie nuove, alternative, spesso dal sapore atletico-sportivo. Oggi questa tendenza continua non solo in Dolomiti ovviamente ma in tutto l’arco alpino, dalle numerose vie ferrate attorno al lago di Garda o nelle Prealpi Venete e Lombarde alle sportive ferrate Francesi e Austriache. In Italia ormai si contano almeno 500 ferrate di tutte le difficoltà e ben 150 si trovano nella sola area Dolomitica che pertanto viene considerata a buon diritto come l’eldorado per questa specifica pratica alpinistica.