mercoledì 29 marzo 2017

Arte: "Il viandante sul mare di nebbia"

Il viandante sul mare di nebbia

di Caspar David Friedrich:
la solitudine e la natura sublime

A partire dall'Ottocento molti intellettuali, ricercatori e scienziati soprattutto Inglesi e Tedeschi venivano letteralmente rapiti dai paesaggi alpini soprattutto nel nostro versante meridionale. 
In quell'epoca i viaggi erano pionieristici e molti esploratori descrivevano attraverso diari di viaggio oppure dipinti lo stupore alla vista di queste meravigliose e ancora selvagge montagne.
Ecco che in quell'epoca la solitudine espressa dalla natura, la meraviglia, l'orrido e al tempo stesso i sentimenti romantici associati avevano la meglio....era l'epoca del sublime in un periodo dove si era alla ricerca di nuove emozioni associate al paesaggio. Quale arte espressiva era più indicata se non quella del dipinto ad olio che riproduceva (in epoche dove non c'erano fotocamere e quant'altro) quanto veniva visto e/o percepito?
Tra tutti i dipinti ce n'è uno che più di tutti ha rappresentato questo periodo...e ancora oggi molti lo ricordano riportandolo alla luce in molte pubblicazioni di montagna:

Il viandante sul mare di nebbia (Der Wanderer über dem Nebelmeer, olio su tela, 95 cm x 75 cm) è forse il quadro romantico per eccellenza. Realizzato da Caspar David Friedrich nel 1818, è ora custodito all’Hamburger Kunsthalle di Amburgo.
"Il protagonista di questo celebre dipinto è un viaggiatore solitario che, ritratto di spalle ed esattamente al centro del quadro, ammira un panorama mozzafiato sull’orlo di un precipizio roccioso. Il titolo rende molto bene l’idea del suggestivo panorama che si presenta davanti agli occhi del viandante: la nebbia inghiotte le montagne proprio come fosse un mare, facendo sì che la linea dell’orizzonte e quella del cielo si mescolino fra loro. Il vento che scompiglia i capelli dell’uomo e il cappotto verde scuro che indossa danno allo spettatore l’idea di una giornata invernale dal freddo pungente. Oltre al vento, le nuvole e la nebbia danno un profondo senso di movimento, come se quel “mare di nebbia” fosse in continua agitazione. I colori poi sono di grande effetto e creano un forte stacco tra l’uomo, caratterizzato da tinte scure, e lo sfondo, caratterizzato invece da tinte chiare.
L’opera è di grande impatto perché, pur non vedendo il viandante negli occhi e ignorando completamente i lineamenti del suo viso, possiamo facilmente immaginare la meraviglia e il tormento causati da uno spettacolo tanto particolare. Possiamo immaginare per esempio i tratti del suo volto crucciato; possiamo costruire nella nostra mente la storia di un personaggio romantico che, vagando per le montagne con il suo bastone, si ferma qualche istante per contemplare la forza sublime della natura; possiamo perderci con lui sulle cime dei monti, in quell’orizzonte inghiottito dalle nuvole bianche e dalla nebbia. Pur non conoscendo mai davvero il viandante, condividiamo le sue emozioni, il suo stupore, il suo senso di impotenza di fronte a un tale spettacolo. Si tratta di emozioni tipiche dell’essere umano che vengono analizzate in più e più opere nel periodo romantico: forse il volto dell’uomo è nascosto proprio perché rappresenta l’umanità intera, spettatore compreso, che è spinto così a immedesimarsi nel viaggiatore e a condividere non solo il suo punto di vista, ma anche la sua inquietudine.
Il sentimento che Friedrich vuole mettere su tela attraverso quest’opera è il sublime, tema molto caro agli artisti romantici, tanto pittori quanto letterati: si tratta di una sensazione fatta di meraviglia, sorpresa, attrazione, ma anche di sgomento, paura, preoccupazione. È una forza che attrae il viandante verso l’infinito mare di nebbia, ma che al tempo stesso lo turba, lo rende impotente. La natura prevale dunque sull’uomo – spesso rappresentato come una piccola figura nera nei dipinti di Friedrich – e il viaggiatore non può fare altro che ammirarla in silenzio, inerme. Il pittore dipinge quindi non soltanto semplici paesaggi, ma stati d’animo, emozioni umane.
Il quadro può essere inoltre interpretato come esaltazione della solitudine e dell’individuo: nessuno disturba la quiete del dipinto, popolato soltanto dal protagonista che, solo, ammira il mare di nebbia, estraniato dal mondo, come fosse l’unico ad abitarla. La natura, come per la maggior parte degli artisti romantici, è la protagonista silenziosa di questo dipinto, in grado di rapire l’uomo e di condurlo a un momento di contemplazione e spiritualità.
L’opera rispecchia molto bene lo stile di Friedrich e più in generale la corrente romantica: simile a dipinti come Il mare di ghiaccio, è al tempo stesso è unica nel suo genere per la sua grande efficacia nel trasmettere emozioni contrastanti attraverso la “semplice” rappresentazione di un paesaggio e di un uomo che lo osserva. Il dipinto non per nulla è uno dei più emblematici del romanticismo e si presta a infinite interpretazioni, spaziando dalla filosofia alla religione. Probabilmente non sapremo mai quale messaggio si cela dietro a Il viandante sul mare di nebbia, ma di certo si tratta di un quadro che conquisterà ancora generazioni e generazioni."  (recensione di Dalila Forni).

«Chiudi il tuo occhio fisico, al fine di vedere il tuo quadro con l’occhio dello spirito. Poi dai alla luce ciò che hai visto durante la notte, affinché la tua visione agisca su altri esseri dall’esterno verso l’interno» 
Caspar David Friedrich

mercoledì 1 marzo 2017

MARMOLADA: una montagna simbolo, una montagna contesa

(Ph. Paolo Maccagnan)
Le Dolomiti lo sappiamo sono montagne conosciute da tutti, ammirate, documentate, fotografate, frequentate. Molte cime sono spesso citate in imprese alpinistiche oppure usate come icone anche per operazioni di marketing. Ma se c'è una cima che tra queste è senza dubbio la più conosciuta e studiata è certamente la Marmolada. Detta anche Regina delle Dolomiti forse per il fatto che si trova esattamente al centro della catena Dolomitica e ne rappresenta la massima elevazione.
Non è una montagna come le altre che gli stanno attorno, come il Sassolungo con le sue guglie affilate e slanciate, il Sella possente e compatto, il Catinaccio con i suoi labirinti di roccia, il Latemar con le frastagliate cime e ancora altre note che si ergono isolate tra le valli come il Pelmo, il Civetta, le Tofane. La montagna o meglio il gruppo montuoso si erge compatto ed articolato, facendo da spartiacque tra il Veneto e il Trentino-AltoAdige. Dalla sommità di qualsiasi cima dolomitica lo si riconosce soprattutto per la calotta bianca che ricopre la parte terminale centrale che termina appunto con la cima più elevata del gruppo, Punta Penia a 3343m.