venerdì 10 febbraio 2017

Libro inchiesta: Kill Heidi

Come uccidere gli stereotipi della montagna e compiere finalmente scelte coraggiose.

di Sergio Reolon






Il mito di Heidi incarna in qualche modo la montagna incantata e bucolica fatta di paesaggi mozzafiato e di una natura incontaminata tra mucche al pascolo, ruscelli e baite in legno con gente felice che corre nei prati.
L'immagine così come appare nel cartone animato di Heidi appunto non corrisponde tuttavia alla verità, almeno non lo è per la maggior parte della gente che vive e lavora in questi territori.
Stiamo parlando ovviamente di quei territori di montagna che dalle nostre parti (nel nord italia) sono a margine delle scelte politiche, economiche e infrastrutturali, in particolare parliamo delle province di Belluno, Sondrio oppure dell'Ossola o del Cuneese, ovvero territori inseriti in Regioni a statuto ordinario in prevalenza di pianura. Altre province come Trento, Bolzano e Aosta hanno invece realtà completamente diverse e vivono di turismo e di un economia forte e moderna, grazie anche all'autonomia riconosciutagli.
Lo sa bene l'autore di questo libro in bilico tra saggio e inchiesta, che altro non è che Sergio Reolon, recentemente scomparso, noto politico bellunese, ex presidente della Provincia di Belluno e più recentemente consigliere regionale, che si è sempre speso per i  suoi territori montani. Un'analisi lucidissima di cosa blocca lo sviluppo del Bellunese e di cosa bisognerebbe fare per invertire la marcia di inesorabile declino in cui vive la provincia dolomitica. Se vogliamo si può dire che rappresenta un grido di dolore di un "Politico" che crede e spera che ci sia una via di uscita per queste zone di montagna (come dice in prefazione Annibale Salsa).
Reolon fa un analisi delle 4 categorie di soggetti che secondo la sua opinione rappresentano altrettante tipologie di bellunese; troviamo quindi il NON MONTANARO, cioè colui che ha una visione ampia del mondo ma non conosce la montagna nello specifico, il MONTANARO SCOMPAGINATO che vive in montagna da una vita senza conoscere il nome di una vetta e non ha mai sentito la necessitò di informarsi, poi il MONTANARO LOCALISTA che conosce bene il territori in cui vive ma è pieno di pregiudizi e rimpiange i bei tempi passati e infine il MONTANARO CIVICUS che ha avuto modo di viaggiare, colto ed aperto mentalmente che potrebbe essere aperto al dialogo e trovare una soluzione ai problemi.
La morale è comunque una sola: bisogna uccidere Heidi per salvare la montagna dalla marginalità a cui è afflitta da tempo rispetto alla centralità delle grandi città di pianura, avere il coraggio di fare scelte innovative e soprattutto unire le forze tra tutti i soggetti in campo per il bene comune, senza divisioni, campanilismi e guerre fratricide. 
Perché in fin dei conti la montagna ha bisogno della pianura e della città ma anche queste ultime hanno bisogno della montagna.

in foto l'autore Sergio Reolon

martedì 7 febbraio 2017

Belvedere sulla Marca Trevigiana: escursione al bivacco Ai Loff



Rilassante escursione che in poco più di un'ora porta al Bivacco ai Loff, in meravigliosa posizione panoramica verso la pianura trevigiana. Ideale per la primavera o l'autunno.


Gruppo Montuoso
Prealpi Trevigiane
Difficoltà
 E
Dislivello
400 m circa
Altitudine Massima
1124 m (Sella nei pressi del Bivacco Ai Loff)
Tempo
2.30 ore
Segnavia
2
Punto di partenza
Passo di San Boldo, 712 m

Dal Passo di San Boldo (712 m) si imbocca la stradina asfaltata (indicazione per Bivacco ai Loff) che, passando accanto a numerose casette, prende quota con alcune svolte in direzione del Passo della Scaletta; in questo tratto sono ben visibili i dirupi che dal passo precipitano verso sud. Dopo un buon tratto si lascia a sinistra la strada che prosegue verso l'agriturismo Casera Campo e si imbocca la carrareccia che in breve porta a Malga Galliera (890 m circa), nelle immediate vicinanze del Passo della Scaletta (901 m - 0.30 ore).

lunedì 6 febbraio 2017

Fornesighe: nel paese del carnevale alpino

Accanto a molte località turistiche montane famose, dove c'è un consolidato sviluppo di offerte e servizi, in particolare piste da sci, alberghi, centri benessere, impianti di risalita, esistono e forse sono la maggior parte, innumerevoli centri medio-piccoli e borghi tagliati fuori dal turismo di massa, privi di strategici servizi, di basso richiamo mediatico e quindi di apparente scarso interesse da parte del viaggiatore medio.
Tuttavia sono questi centri a rappresentare molto spesso l'autenticità dei luoghi montani, servirebbe però una maggiore attenzione alla loro valorizzazione attraverso formule diverse da quelle in uso nei grossi centri turistici (per dire all-inclusive).
Se il 2017 è l’anno del turismo sostenibile secondo l’ONU, per il Ministero dei Beni Culturali è anche l’anno nazionale dei borghi italiani
Questo riconoscimento arriva per valorizzare il patrimonio artistico, naturale e umano di questi luoghi.  
Un turismo attento e sostenibile è un vantaggio economico tutto a favore di luoghi spesso fragili ed abbandonati.
Un esempio può essere in terra di montagna veneta il borgo di Fornesighe in Val di Zoldo; territorio già con forti connotati di sviluppo turistico alternativo con il recupero in questi anni di tradizioni, di usi e costumi, di un patrimonio edilizio-rustico di particolare pregio unite da paesaggi dolomitici unici.
Fornesighe nello specifico ha saputo valorizzare le sue bellezze architettoniche (legate agli innumerevoli tabià e rustici rimasti intatti nei secoli) attraverso rievocazioni storico-culturali, in particolare oggi è conosciuto soprattutto come il paese della "Gnaga".

Si dice "Gnaga" riferendola ad una maschera, ma non una soltanto. La Gnaga è un personaggio doppio che si compone della sagoma di un'anziana signora dagli ingombranti zoccoli in legno, costretta nonostante l'età a portare sulle sue spalle nella gerla un giovane, che sorride giulivo.

La Gnaga
E' Carnevale ed è quindi il momento in cui è concesso scardinare il meccanismo dell'ordine reale delle cose e per un tempo limitato scambiarsi i ruoli. La maschera consente tutto ciò e permette di sfogare le tensioni accumulate in un anno di "normalità".
Il rito del carnevale che qui si celebra nel primo fine settimana di febbraio, altro non è che una derivazione degli antichi riti agrari mirati a chiedere fertilità delle terre e abbondanza delle messi e permette attraverso il suo trasgressivo passaggio di entrare in una nuova vita. 
E quindi avremo nel tradizionale carnevale della Gnaga di Fornesighe, (che ha avuto origine nel 1897 per iniziativa di Valentino Toldo detto "Nin di Rosa") i ragazzi che si travestono da donne, la vecchia Gnaga che porta un giovane, auspicio che l'inverno porti sempre la primavera assieme a tanti altri personaggi come il Matazìn e l'Om Salvarech e tanta voglia di far chiasso in giro per le viuzze del borgo, destinata ad essere ripetuta nel tempo dai coscritti e a diventare la famosa sfilata di oggi...la Gnaga appunto!

Il Corteo

    Il Matazin


        L'Om Salvarech

Accompagna la manifestazione anche un concorso di volti lignei a tema ad opera dei diversi artisti mastri intagliatori di legno delle valli vicine.
 

Un invito, grazie anche a questo particolare evento, a scoprire un luogo fuori dalle classiche rotte turistiche alpine, riscoprendo luoghi, tradizioni, edifici e anche itinerari naturalistici più vicini al mondo alpino di ieri e di oggi, magari assaporando qualche gustosa pietanza in una tipica trattoria locale e dormire in accoglienti camere nei rustici ristrutturati del borgo.

Per approfondimenti consiglio di consultare il seguente sito: http://www.piodech.it/Masks/MasksHome.aspx

A spasso con il mito dello sci italiano Gustav Thoeni


Ci sono personaggi legati al mondo dello sport che lasciano indelebili ricordi dopo aver conquistato titoli e gare durante la loro carriera.  In Italia tra i grandi atleti delle discipline invernali i più famosi e vincenti sono senza dubbio Alberto Tomba e il grande Gustav Thoeni. Quest'ultimo viene solitamente ricordato anche per aver fatto parte della valanga azzurra che negli anni settanta ha portato lo sci italiano ai massimi livelli in tutte le discipline maschili.
Di certo è che Gustav Thoeni resta uno dei più grandi sciatori di sempre, l'unico atleta azzurro al momento ad aver vinto quattro volte la Coppa del Mondo generale (1971, 1972, 1973 e 1975 più un argento nel 1974), primato che spetta a pochi atleti al mondo.
Dopo gli anni gloriosi sulle piste, seguiti da altrettanti dentro l'ambiente dello sci come tecnico e preparatore atletico del campione Tomba, Gustav decide di ritirarsi nella sua tranquilla vita privata gestendo con la moglie e i figli l'antico Albergo di Famiglia il "Bella-vista Hotel" nella piccola località di Trafoi in Alto Adige. Per chi avesse voglia di conoscerlo di persona basterà salire i primi tornanti della statale che dalla Val Venosta porta ripida al Passo dello Stelvio.
L'Albergo sorge su una bella conca prativa al cospetto del maestoso massiccio dell'Ortles (3905m), la cima più alta del Trentino-Alto Adige e delle Alpi Orientali.